In presenza di una mappa di impianto sulla quale sia riportato il confine che si vuole materializzare, la posizione dello stesso è unicamente ed inequivocabilmente quella riportata sulla sacra mappa senza se e senza ma?
Grazie a chi sarà così gentile da rispondere

In presenza di una mappa di impianto sulla quale sia riportato il confine che si vuole materializzare, la posizione dello stesso è unicamente ed inequivocabilmente quella riportata sulla sacra mappa senza se e senza ma? Grazie a chi sarà così gentile da rispondere

Ciao Massimo,
assolutamente no, ci sono una marea di "se" e una marea di "ma".
Devi infatti tener presente che, anzi, a norma dell'art. 950 del codice civile, la mappa è relegata quale ultima ratio per ristabilire un confine incerto o conteso.
Prima della mappa può essere utilizzato qualsiasi altro mezzo di prova che dimostri la volontà delle parti che avevano a suo tempo stabilito il confine.
In pratica, nel ristabilire un confine, il principio fondamentale è proprio quello di risalire alla volontà delle parti che lo hanno generato. La dimostrazione di questa volontà può essere ottenuta in primis dagli atti di trasferimento (pubblici), ma anche da altri documenti che la manifestano o dalla presenza sul posto di elementi materializzati che indicano il confine di fatto rispettato dalle parti stesse (recinzioni anche posticce, termini lapidei, scarpate, fossette irrigue, ecc.).
Soltanto quando l'indagine approfondita sull'esistenza di tali mezzi di prova ha dato esito negativo, potrai ricostruire il confine della mappa d'impianto.
In realtà la ricostruzione del confine cartografico viene svolta in moltissimi casi, e cioè:

  1. Nella maggior parte delle situazioni mancano prove sia documentali che oggettive (elementi materializzati sul posto) che sanciscono il confine, per cui è giocoforza ricostruire quello fissato dalla mappa d'impianto, la quale assurge a documento probatorio perché, quando fu rilevata, i tecnici catastali procedevano dapprima alla terminazione delle proprietà in contraddittorio con i possessori.
  2. Molti tecnici ricostruiscono comunque il confine di mappa proprio per verificare se nei pressi della linea ricostruita si trovino i termini originari non visibili in superficie (interrati).
  3. Anche quando vengono trovati i termini o altri elementi, molto spesso le parti (quella a cui vanno a discapito) non li riconoscono e pertanto si rende comunque necessario il riscontro con il confine da mappa.
  4. I tecnici più diligenti ricostruiscono il confine catastale anche quando esistono termini riconosciuti dalle parti, lo fanno per verifica e controllo a tutela del committente.

Tieni inoltre presente che qualora il confine non sia nato all'impianto ma da un successivo atto di aggiornamento catastale (frazionamento), lo si deve ricostruire da tale atto. Qui si apre la distinzione tra atti "autonomamente ricostruibili" e "NON autonomamente ricostruibili", ma allora il discorso diventerebbe molto più lungo. Se sei tra quelli che hanno acquistato il mio libro "Tecniche di riconfinazione" (un mattone di 1000 pagine) trovi tutto. smile

Ciao Massimo, assolutamente no, ci sono una marea di "se" e una marea di "ma". Devi infatti tener presente che, anzi, a norma dell'art. 950 del codice civile, la mappa è relegata quale ultima ratio per ristabilire un confine incerto o conteso. Prima della mappa può essere utilizzato qualsiasi altro mezzo di prova che dimostri la volontà delle parti che avevano a suo tempo stabilito il confine. In pratica, nel ristabilire un confine, il principio fondamentale è proprio quello di risalire alla volontà delle parti che lo hanno generato. La dimostrazione di questa volontà può essere ottenuta in primis dagli atti di trasferimento (pubblici), ma anche da altri documenti che la manifestano o dalla presenza sul posto di elementi materializzati che indicano il confine di fatto rispettato dalle parti stesse (recinzioni anche posticce, termini lapidei, scarpate, fossette irrigue, ecc.). Soltanto quando l'indagine approfondita sull'esistenza di tali mezzi di prova ha dato esito negativo, potrai ricostruire il confine della mappa d'impianto. In realtà la ricostruzione del confine cartografico viene svolta in moltissimi casi, e cioè: 1. Nella maggior parte delle situazioni mancano prove sia documentali che oggettive (elementi materializzati sul posto) che sanciscono il confine, per cui è giocoforza ricostruire quello fissato dalla mappa d'impianto, la quale assurge a documento probatorio perché, quando fu rilevata, i tecnici catastali procedevano dapprima alla terminazione delle proprietà in contraddittorio con i possessori. 2. Molti tecnici ricostruiscono comunque il confine di mappa proprio per verificare se nei pressi della linea ricostruita si trovino i termini originari non visibili in superficie (interrati). 3. Anche quando vengono trovati i termini o altri elementi, molto spesso le parti (quella a cui vanno a discapito) non li riconoscono e pertanto si rende comunque necessario il riscontro con il confine da mappa. 4. I tecnici più diligenti ricostruiscono il confine catastale anche quando esistono termini riconosciuti dalle parti, lo fanno per verifica e controllo a tutela del committente. Tieni inoltre presente che qualora il confine non sia nato all'impianto ma da un successivo atto di aggiornamento catastale (frazionamento), lo si deve ricostruire da tale atto. Qui si apre la distinzione tra atti "autonomamente ricostruibili" e "NON autonomamente ricostruibili", ma allora il discorso diventerebbe molto più lungo. Se sei tra quelli che hanno acquistato il mio libro "Tecniche di riconfinazione" (un mattone di 1000 pagine) trovi tutto. ;)

A presto, geom. Gianni Rossi

Ciao Gianni,
solo un'aggiunta alla tua più che esaustiva (come sempre!) spiegazione.
Dici giustamente che:

  1. Molti tecnici ricostruiscono comunque il confine di mappa proprio per verificare se nei pressi della linea ricostruita si trovino i termini originari non visibili in superficie (interrati).
  2. Anche quando vengono trovati i termini o altri elementi, molto spesso le parti (quella a cui vanno a discapito) non li riconoscono e pertanto si rende comunque necessario il riscontro con il confine da mappa.
  3. I tecnici più diligenti ricostruiscono il confine catastale anche quando esistono termini riconosciuti dalle parti, lo fanno per verifica e controllo a tutela del committente.

E' il caso di verificare se il confine di mappa da ricostruire era al tempo della riconfinazione da parte dei tecnici catastali solo un cambio coltura o la terminazione delle proprietà in contraddittorio con i possessori. Se fosse stato un cambio coltura all'interno della stessa proprietà e successivamente quest'ultimo lotto fosse stato venduto potrebbe succedere che la posizione della linea di confine nella mappa discosti molto dallo stato di fatto.
Franca

Ciao Gianni, solo un'aggiunta alla tua più che esaustiva (come sempre!) spiegazione. Dici giustamente che: >2. Molti tecnici ricostruiscono comunque il confine di mappa proprio per verificare se nei pressi della linea ricostruita si trovino i termini originari non visibili in superficie (interrati). >3. Anche quando vengono trovati i termini o altri elementi, molto spesso le parti (quella a cui vanno a discapito) non li riconoscono e pertanto si rende comunque necessario il riscontro con il confine da mappa. >4. I tecnici più diligenti ricostruiscono il confine catastale anche quando esistono termini riconosciuti dalle parti, lo fanno per verifica e controllo a tutela del committente. E' il caso di verificare se il confine di mappa da ricostruire era al tempo della riconfinazione da parte dei tecnici catastali solo un cambio coltura o la terminazione delle proprietà in contraddittorio con i possessori. Se fosse stato un cambio coltura all'interno della stessa proprietà e successivamente quest'ultimo lotto fosse stato venduto potrebbe succedere che la posizione della linea di confine nella mappa discosti molto dallo stato di fatto. Franca

Ciao Franca,
sì, hai ragione, non avevo citato l'eventualità che la linea da ricostruire fosse una dividente di coltura perché mi sembrava di essere andato già molto lungo. In realtà, quando si parla di questa materia è meglio essere prolissi piuttosto che tralasciare aspetti importanti come questo.
A questo punto, dato che ci siamo, riporto qui la slide del corso attuale in cui abbiamo illustrato la ricerca storica per determinare se la linea è una dividente di proprietà o semplicemente di coltura:

5956136668629.png

Questa ricerca si fa al catasto dopo aver reperito il n. di partita dalla visura storica, normalmente questi registri sono su bobina (scansionati) quindi si visualizzano e si chiede la stampa delle pagine che ci interessano. Da questa stampa si evince lo stato della dividente tra due particelle. Se due particelle all'impianto erano intestate a due proprietari diversi, allora significa che la loro dividente era all'epoca una dividente di proprietà. Se invece le due particelle erano intestate allo stesso proprietario, allora significa che era una semplice dividente di coltura.

Ciao Franca, sì, hai ragione, non avevo citato l'eventualità che la linea da ricostruire fosse una dividente di coltura perché mi sembrava di essere andato già molto lungo. In realtà, quando si parla di questa materia è meglio essere prolissi piuttosto che tralasciare aspetti importanti come questo. A questo punto, dato che ci siamo, riporto qui la slide del corso attuale in cui abbiamo illustrato la ricerca storica per determinare se la linea è una dividente di proprietà o semplicemente di coltura: ![5956136668629.png](serve/attachment&path=5956136668629.png) Questa ricerca si fa al catasto dopo aver reperito il n. di partita dalla visura storica, normalmente questi registri sono su bobina (scansionati) quindi si visualizzano e si chiede la stampa delle pagine che ci interessano. Da questa stampa si evince lo stato della dividente tra due particelle. Se due particelle all'impianto erano intestate a due proprietari diversi, allora significa che la loro dividente era all'epoca una dividente di proprietà. Se invece le due particelle erano intestate allo stesso proprietario, allora significa che era una semplice dividente di coltura.

A presto, geom. Gianni Rossi

Ciao Gianni,
ti ringrazio veramente molto per la tua disponibilità nel rispondere chiaramente e prontamente alla mia domanda.

Grazie ancora e ci risentiamo a settembre per il terzo modulo.

Buone Vacanze.

Ciao Gianni, ti ringrazio veramente molto per la tua disponibilità nel rispondere chiaramente e prontamente alla mia domanda. Grazie ancora e ci risentiamo a settembre per il terzo modulo. Buone Vacanze.
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